/ Ottobre 7, 2021

Al giorno d’oggi, le aziende pubbliche e private sono sempre più alla ricerca di persone che abbiano dimestichezza nell’uso delle tecnologie: il possesso di titoli di studio cessa di essere l’unico punto di riferimento per il recruiting del personale e, accanto al possesso di competenze trasversali, assumono maggior rilievo l’uso consapevole, critico e responsabile delle tecnologie digitali e l’esperienza o la capacità di interagire con una nuova interfaccia informatica. Secondo il report “The future of Jobs 2020” del World Economic Forum, nel 2030, nove lavori su dieci richiederanno competenze digitali avanzate.

Eppure, in Italia, più di 4 italiani su 10 possiedono competenze digitali scarse o nulle, ai quali si aggiungono coloro che, per ragioni sociali, economiche o culturali, sono esclusi in modo parziale o totale dall’uso delle tecnologie ICT e della rete.

Questo fenomeno riguarda anche il mondo della scuola. Infatti, Il 31% dei dirigenti scolastici ha affermato che l’erogazione di una didattica di qualità nella propria scuola è ostacolata da una carenza da parte dei docenti nell’uso della tecnologia digitale. Questo trend è stato confermato dall’introduzione della didattica a distanza, derivante dalle restrizioni imposte dalla pandemia da Covid 19. Soltanto i docenti che già possedevano solide basi digitali, le hanno potute applicare agevolmente alla DAD, implementando obiettivi e strategie didattiche capaci di sfruttare il potenziale offerto dai digital devices per promuovere processi di apprendimento interattivi, stimolando la motivazione e il coinvolgimento degli studenti.

Per cui, è ormai diventata imprescindibile, anche per un aspirante docente, la capacità di utilizzare il registro elettronico, la LIM, il tablet, l’uso di app, social network, software e piattaforme per organizzare e partecipare a videoconferenze, per condividere e creare contenuti, la maggiore consapevolezza della tutela della privacy e della cybersecurity.

Bisogna, altresì, considerare che, anche chi sia interessato ai profili professionali di personale ATA, deve comunque essere in possesso delle tipiche digital skills richieste a chi lavora nella PA. A conferma di ciò, si ricordi che, tra i titoli che attribuiscono punteggio nell’inserimento e aggiornamento delle graduatorie ATA, assumono rilevanza quelli che certificano, quanto meno, il possesso di conoscenze informatiche di base.

Allora, come acquisire queste competenze per competere nel mondo della scuola?

È opportuno, innanzitutto, individuare il livello di abilità informatiche di partenza, per poi scegliere un percorso formativo ad hoc che possa, da un lato potenziare le proprie competenze, e, dall’altro, per chi voglia incrementare il punteggio in graduatoria, consentire l’ottenimento di una certificazione informatica, tra quelle richieste dal MIUR.

Per saperne di più sulle certificazioni informatiche riconosciute dal MIUR leggi anche “Quali sono le certificazioni informatiche riconosciute dal MIUR e quale punteggio attribuiscono nelle graduatorie scolastiche?”

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